Secondo la critica si tratta un’opera straordinaria che fa comprendere il Medio Oriente meglio di qualunque saggio. Il racconto di un’utopia e un inno alla fratellanza. L’utopia è quella che il regista Samuel Akunis affida nel 1982 all’amico Georges: portare l’Antigone di Anouilh tra le strade di Beirut martoriate dalla guerra. La rappresentazione sarà sulla linea di confine, le macerie faranno da scenografia. Gli attori sono scelti da ciascuna delle fazioni nemiche: Antigone sarà palestinese, Emone un druso, Creonte un cristiano maronita, le guardie sciite. Tutti insieme sul palcoscenico: perché se la guerra è una pazzia, anche la pace deve esserlo.