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testo di prova

Raimondo Lacchin

Giustizia, Libertà, Uguaglianza, Coscienza Onesta, Responsabile.

Primario ospedaliero neuropsichiatra e comandante partigiano “Chirurgo-Glucor” decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare dalla città di Sacile, Diploma Alexander e Croce di Guerra.

Raimondo Lacchin (Polcenigo 1919, Sacile 2009) è stato partigiano e primario ospedaliero presso l’ospedale di Sacile. Studente universitario all’8 settembre 1943, di fronte alla sconfitta dell’Italia fascista e al disfacimento dello Stato, in tanti salirono in montagna. Il rifiuto di arruolarsi nella Repubblica di Salò o di mettersi a disposizione dei tedeschi invasori era dettato da ideali di libertà, uguaglianza e giustizia, comuni a coloro che scelsero di diventare partigiani. Raimondo Lacchin, giovane studente di medicina ed in seguito aiuto all’ospedale di Sacile del primario Marco Meneghini (ucciso dai nazisti il 16 aprile 1945), vuole che l’idealità della sua scelta trovi espressione con lo stratagemma di un acronimo, nel suo nome di battaglia ‘Glucor”, che sta per Giustizia, Libertà, Uguaglianza, Coscienza Onesta, Responsabile, che sono stati i capisaldi della sua etica ed  hanno improntato il decalogo del Battaglione al cui comando è stato eletto pochi mesi dopo.

Nel giugno 1944 raggiunge la Candaglia, sopra Mezzomonte di Polcenigo, per curare i feriti e gli ammalati e diventa subito ‘Chirurgo Glucor”. Durante la Resistenza è prima Comandante del battaglione Manin (Gruppo Brigate Garibaldi “Vittorio Veneto”), poi dal 7 novembre dello stesso anno assume il comando della neocostituita formazione partigiana Brigata “Ciro Menotti”, operante nella Destra Tagliamento ed in Cansiglio. 

Il comandante ‘Chirurgo Glucor” trascorre l’inverno, che raggiunge temperature polari, nelle malghe del Cansiglio, fino ai giorni della Liberazione, alla fine di aprile 1945, quando i partigiani della sua brigata liberano una parte consistente dei centri pedemontani.

Con questi uomini e con l’appoggio anche dei partigiani sovietici del Battaglione “Kirov” e degli ufficiali di una Missione alleata, Lacchin ha liberato, sconfitti i nazifascisti alla fine dell’aprile 1945, la città di Sacile, riuscendo anche a salvare dalla distruzione molte aziende della zona e la Centrale elettrica di Caneva, che i tedeschi avevano minato.

Nel dopoguerra ha continuato gli studi, laureandosi in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna, specializzandosi in Neurologia, poi in Neurofisiologia in Francia ed infine in Psichiatria.

Successivamente ha operato nel settore medico-psichiatrico, dapprima a Milano e poi come Primario dell’Ospedale civile di Sacile.

Ha ricoperto per molti anni la carica di consigliere dell’ANPI Provinciale e negli anni 1980-1984 di Presidente dell’ANPI di Sacile.

Per l’attività partigiana è stato decorato con Medaglia d’Argento al Valor Militare dalla città di Sacile, Diploma Alexander e Croce di Guerra.

 

Nel 2003 ha pubblicato, in collaborazione con Pier Paolo Brescacin (direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea del Vittoriese), il libro Quando vestivamo alla garibaldina –Diario 1944-1945, una partecipe storia quotidiana della lotta partigiana nella foresta del Cansiglio, dove Lacchin aveva allestito al Col del Scios, in collaborazione col maggiore inglese Harold William Tilman, una efficientissima base per ricevere i “lanci” degli Alleati.

 

A lui è stato dedicato il parcheggio in via ponte Lacchin a Sacile.